#Bencivenga Grand Tour: un viaggio tra storia, tradizione e moda.


Chi mi conosce o mi segue qui sul blog sa quanto io ami viaggiare. La scoperta, l’ignoto, l’arricchimento emotivo e culturale che ogni volta ne ricavo è per me qualcosa di indescrivibile. Ma voi vi siete mai chiesti come nasce il fenomeno dei viaggi? Il turismo odierno?
Lo ammetto, prima di sabato scorso non mi ero mai posta questa domanda. Bene la storia inizia nel XVII secolo, e vede come protagonisti i giovani appartenenti all’aristocrazia europea. Ragazzi che partivano, con calessi, carrozze o anche a piedi, per perfezionare il loro sapere. Grand Tour veniva definita questa esperienza di vita che poteva durare da pochi mesi fino a svariati anni, alla fine si ritornava al punto da cui si era partiti, profondamente cambiati. Le tappe obbligate? Francia, Grecia e ovviamente l’Italia. Il fascino di Venezia emozionava, l’arte di Firenze sbalordiva, Roma si mostrava come un museo a cielo aperto e accendeva l’amore, Napoli ubriacava di sole e di mare. E ancora la Sicilia, definita da Hessemer “il puntino sulla i dell’Italia”.

Se ora conosco questa storia e posso raccontarla a voi, il merito va alla maison di moda Bencivenga, nata in Campania nel 1940 dalla piccola bottega sartoriale di nonna Giuseppina, sarta della famiglia reale e delle ricche famiglie italiane, e portata avanti da figli, zii e nipoti che nel tempo hanno saputo conciliare tradizione e innovazione.
Così sabato scorso hanno deciso di raccontarci la loro storia fondendola ad un po’ di storia napoletana, facendo rivivere a noi blogger l’esperienza del Grand Tour. Noi dell’era digitale che ci ha permesso di immortalare i momenti e condividerli immediatamente, animati però dalla stessa curiosità e travolti dalle stesse emozioni dei ragazzi dell’epoca, abbiamo esplorato Napoli in superficie ed profondità. 



La "Napoli di sotto"...
Punto di partenza il Gran caffè Gambrinus e poi via, da via Chiaia siamo scesi 40 metri sotto terra attraverso una scala scavata nel tufo, all’interno di quello che un tempo era un pozzo, largo 1 metro per 1 metro, ampliato poi a 3 metri per 3. E tra rampe di scale e cunicoli stretti abbiamo scoperto una seconda Napoli, testimone dei tempi che furono. I cunicoli collegano i diversi serbatoi scavati dai greci e poi ampliati dai romani, per portare l’acqua potabile dal Monte Somma fin dentro casa, grazie al principio dei vasi comunicanti e ad un sistema di pozzi che si aprivano nei cortili, nelle strade, fin dentro gli appartamenti dei palazzi aristocratici.
Nel 1885, un versamento di un pozzo nero a Forcella contaminò tutte le cisterne, ci fu la più grande epidemia di colera.
Durante la seconda Guerra mondiale le cisterne ormai svuotate e abbandonate, divennero rifugio per l’intera popolazione. La parte che abbiamo visto noi si popolò di sarti e artisti. Le loro testimonianze sono ancora incise sui muri. Graffi che raccontano le mode dell’epoca, gli eventi storici, le partite di pallone, perché a Napoli il calcio è ‘na malattia ca nun passa maie.



Bencivenga Grand Tour: Una sfilata per raccontarsi.
In questa Napoli di sotto, forse meno caotica della Napoli di sopra, ma non meno silenziosa; si è infine tenuta la sfilata della maison Bencivenga, con 5 outfit iconici, per scandire le diverse epoche. Gli anni ’60 vedono protagonista un abito da cocktail con scollo all’americana; gli anni ’70 un femminile abito con strascico fluttuante; gli anni ’80, rompono gli schemi prendendo spunto dal guardaroba maschile, la donna indossa il tailleur; gli anni ’90 vedono una maggiore strutturazione nelle linee, che vanno a enfatizzare le forme femminili; gli anni 2000 infine inseriscono quel tocco grunge e ordinato che caratterizza la moda di oggi. Tutti i prodotti sono realizzati artigianalmente partendo dai tessuti, scelti personalmente da ciascun componente della famiglia che aggiunge poi il proprio estro creativo per realizzare capi sartoriali unici.  

Il tour si è concluso dove era iniziato, allo storico caffè Gambrinus, tra le poltroncine barocche, la storia di un popolo, quella di una famiglia e l’odore del caffè.





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